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Dall’ attaccamento all’ amore – Prima parte

Dall’ attaccamento all’ amore – Prima parte

24.07.2016.

Dall’ attaccamento all’ amore  a cura della Dott.ssa Irene Colizzi

Da sempre ci si chiede cosa sia l’amore, da che cosa esso dipenda e le opinioni a riguardo sono diverse a seconda dell’esperienza personale: c’è chi, come Freud, sostiene che amore e desiderio si escludano a vicenda, chi invece opta per l’amore eterno ed unico rifacendosi ai poeti e letterati che lo hanno ‘inventato’.

Secondo l’approccio evoluzionistico e la teoria dell’attaccamento (J. Bowlby) le relazioni amorose ‘sane’ si sviluppano seguendo un percorso a tappe imprescindibili che coinvolgono sia elementi biologici (innati) che sociali. L’amore, secondo questa teoria, può essere inteso come sinonimo di attaccamento ossia quella particolare relazione che lega una madre al suo bambino. Questo non significa tuttavia che si ami il proprio partner come se fosse nostra madre, esistono però delle somiglianze sostanziali, tanto che il rapporto madre-bambino può essere usato per comprendere la complessità del legame d’amore tra adulti.

L’attaccamento

John Bowlby, psicoanalista britannico particolarmente interessato allo studio della relazione madre-bambino, definiva l’attaccamento come una Propensione innata a cercare la vicinanza protettiva di un membro della propria specie quando si è vulnerabili ai pericoli ambientali per fatica, dolore, impotenza o malattia” . (Bowlby,1969)

La propensione all’attaccamento, com’è intuibile, ha la sua massima espressione durante l’infanzia a causa della maggiore vulnerabilità del bambino ai pericoli ambientali e le minori risorse che egli ha a disposizione per fronteggiarli autonomamente.

Durante la prima infanzia l’amore coincide quindi con il bisogno di essere nutriti e protetti e la figura di attaccamento è, di conseguenza, la madre (o chi per lei): fonte di nutrimento e protezione. La costituzione di un buon attaccamento (sicuro) durante la prima infanzia dipende dalla capacità della figura di attaccamento di rispondere in modo continuativo e costante ai bisogni del bambino.

Una volta instauratosi, l’attaccamento perdura nel tempo (“dalla culla alla tomba”, come sostiene lo stesso Bowlby) ed esso non è influenzabile da situazioni momentanee. È molto probabile che la figura di attaccamento (caregiver) sia la madre, dato che è la prima ad occuparsi del bambino ma, come Bowlby ritiene, non sussiste alcun dato per escludere che un padre possa rappresentare l’oggetto di attaccamento, nel caso in cui sia lui a dispensare le cure al bambino.

Con la crescita, l’attaccamento che si viene a formare tramite la relazione materna primaria si modifica e si estende ad altre figure, sia interne che esterne alla famiglia, fino a scomparire: nell’adolescenza e nella fase adulta il soggetto avrà maturato la capacità di separarsi dal caregiver primario e legarsi a nuove figure di attaccamento.                                                         

Sulla base della qualità della relazione instauratasi durante l’infanzia l’individuo si crea una immagine di se stesso come persona amabile-accettabile per le nuove figure con cui entrerà in relazione. Egli sarà in grado inoltre, sempre sulla base del ricordo dell’ attaccamento infantile, di fare previsioni sulla accessibilità e disponibilità di questi nuovi partners.                                

Quindi la qualità della relazione tra il bambino e chi lo accudisce plasma l’espressione innata dell’ attaccamento del bambino e la rappresentazione mentale di sé, dell’altro e della relazione.

Bowlby riteneva che tra madre e bambino potessero instaurarsi attaccamenti sani o “sicuri” e “insicuri” dove per sicuro si intende una relazione in cui il bambino sente di avere dalla figura di riferimento, protezione, senso di sicurezza, affetto; in un attaccamento di tipo insicuro invece il bambino riversa sulla figura di riferimento comportamenti e sentimenti quali instabilità, prudenza, eccessiva dipendenza, paura dell’abbandono.

L’ amore

Ora forse è chiaro cosa è l’ attaccamento, come si manifesta, qual’ è la sua funzione.

Ma cosa accade nei rapporti adulti?

Quando una relazione si può definire amore? Gli psicologi che studiano l’attaccamento sostengono che nella relazione amorosa sono presenti quattro componenti:

  • si desidera mantenere la vicinanza della persona amata
  • ci si rivolge al partner nei momenti di difficoltà, per ottenere l’ effetto “rifugio sicuro”
  • si entra in ansia o ci si rattrista quando lui/lei non c’è
  • infine, se si percepisce il partner come disponibile ed accogliente, ci si sente positivi e più sicuri.

Gli elementi appena descritti sono facilmente identificabili anche nel legame di attaccamento: il bambino ricerca la vicinanza con la madre, si rivolge a lei quando si sente vulnerabile, piange se si allontana e, infine, esplora l’ambiente in sua presenza. Il fine per cui il bambino e l’innamorato protestano quando l’ oggetto di attaccamento si allontana è, tuttavia, sicuramente diverso: il bambino teme per la propria sopravvivenza, l’adulto teme l’interruzione della relazione. Tuttavia anche in questo caso sembra che all’ origine della paura adulta vi sia la propensione inconsapevole a ritenere la persona amata come dotata di quelle caratteristiche di protezione e capacità di prendersi cura proprie della figura di attaccamento infantile.

Ma in cosa allora il legame adulto e quello infantile si differenziano l’uno dall’altro?

Questi due legami si differenziano per l’aspetto di complementarietà vs reciprocità: il legame madre-bambino è infatti del primo tipo (complementare) ossia è sempre il bambino che chiede aiuto e protezione e la madre risponde alle richieste. Il legame di coppia è invece reciproco: infatti i partners devono essere in grado di giocare un doppio ruolo, a seconda delle circostanze infatti dovrebbero poter assumere il ruolo di chi presta o di chi richiede cure.

Ma come si sviluppa un legame d’ amore? È possibile identificare delle fasi che siano universali?

Cindy Hazan e Debra Zeifman hanno delineato un modello suddiviso in quattro tappe per spiegare le varie fasi che caratterizzano la formazione e il mantenimento di una relazione sentimentale duratura e stabile: fasi che sembrano evidentemente richiamare, per analogie funzionali di comportamenti ed emozioni coinvolte, le tappe di sviluppo del legame madre-bambino:

Durante la prima fase del corteggiamento tutti i comportamenti che vengono messi in atto sono finalizzati a mostrare al potenziale partner il meglio di sé e, contemporaneamente, valutare se le caratteristiche dell’ altro possono corrispondere a quelle dell’ ideale di partner (cura e protezione sulle quali costruire un legame di attaccamento, ma anche attraenza fisica che indica fertilità). Gli elementi principali di questa fase sono l’eccitazione e il desiderio. I comportamenti tipici di questa fase li possiamo ritrovare anche nel bambino che cerca in maniera esplicita di coinvolgere la madre nella relazione.

Nella seconda fase dell’ innamoramento i partners iniziano a fidarsi l‘ uno dell’altro mettendo in mostra non solo il meglio di sé, ma anche sofferenze e vulnerabilità, cercando nell’ altro il rifugio emotivo.

Dall’ innamoramento si passa all’ amore. In questa fase le sensazioni di eccitamento e l’ attenzione dedicata al partner, sembrano diminuire per essere sostituiti da emozioni più pacate ma meno labili. In questa fase emerge inoltre l’ ansia di separazione: la presenza di questa emozione, nell’ adulto come nel bambino, indica che il legame di attaccamento è formato e che esso ha la funzione di garantire quella protezione essenziale per la sopravvivenza.

L’ultima fase della relazione di coppia è quella, appunto, dell’ attaccamentoIn questa fase un osservatore esterno alla coppia potrebbe arrivare alla conclusione che l’ amore sia finito: il contatto fisico, gli scambi, gli sguardi e i rapporti sessuali diminuiscono. Questo perché i due partner sono legati da una interdipendenza emozionale e dall’ impegno reciproco, sono l’ uno la base sicura dell’ altro e  questa tranquillità permette loro di esplorare l’ ambiente senza preoccuparsi di perdere la figura di attaccamento.  Un legame che non raggiunga questa fase, che sia fermo ad una delle fasi precedenti, ha poca probabilità di funzionare.

Esistono quindi analogie e differenze tra l’ amore che lega una madre al figlio e quello che lega due partners adulti: sulla base dell’ attaccamento infantile infatti ognuno di noi costruisce un modello di relazione che tende ad instaurare, più o meno consciamente, nel rapporto con il partner. Ovviamente una coppia è formata da due persone quindi la relazione è sempre l’ espressione di due stili d’ attaccamento e ogni storia d’ amore ha, dunque, caratteristiche peculiari. Pensiamo ad esempio ad una donna che abbia uno stile d’ attaccamento ansioso, un amore ossessivo: l’ estrema ansia di separazione, la necessità di tenere sotto controllo il partner e la relazione saranno amplificati nel caso in cui il partner tenda ad allontanarsi, a mettere in discussione la relazione. L’ impulsività invece può essere meno espressa con un partner rassicurante.


Come già anticipato esistono differenti stili di attaccamento caratteristici dell’età infantile che possono essere suddivisi in attaccamento sicuro e insicuro, quest’ ultimo comprende l’ attaccamento evitante, l’ ambivalente e il disorganizzato. Naturalmente queste diverse tipologie di attaccamento si ripercuotono nella vita adulta creando diversi “modi d’ amore”… ma di questo parleremo prossimamente.

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